Welcome to the mansion….

Nel mondo immenso dei videogiochi, esistono infiniti generi, azione, avventura, ruolistici, fantascienza, … ; ed ovviamente tra questi generi è presente anche il genere horror, che pur contando numerosissimi titoli, ha il difetto che i degni esponenti si contino sulle dita di una mano …. monca. Ebbene una piccola software house svedese ha sfornato di recente un gioiello, in grado di competere con i primi due Alone in the Dark; un gioco dal sapore decisamente lovecraft-iano; sto parlando di Amnesia: The Dark Descent sviluppato da Frictional Games.

Dato che rivelare la trama, sarebbe snaturare il gioco stesso; in quanto come è stato dimostrato negli anni solo l’immedesimazione e il vivere in presa diretta portano un gioco horror ad elevarsi dalla melma; mi limiterò ad elencare il comparto tecnico e a dare le mie impressioni soggettive.

Innanzitutto un plauso va a questo developer in quanto pur essendo un piccolo studio hanno saputo creare un loro motore, il quale risulta calzante e ben performante; l’HPL Engine in questa sua seconda iterazione, pur non avendo grandi requisiti hardware, fornisce una qualità grafica seppur non eccelsa, impeccabile.

Il gioco risulta ben misurato, portando il giocatore ad una totale immersione; gli ambienti tetri, la mancanza di luce e l’inesorabile sprofondare nella pazzia del vostro ego, cosa che posso garantire lascia una sensazione di brividi dietro al collo, vi accompagnano lungo una strada lastricata di enigmi non banali e di note lasciate da Daniel, ovvero il vostro precente io.

Se siete “appassionati” di giochi horror e ancora credete che Silent Hill, Resident Evil o l’ultima iterazione di Alone in the Dark siano horror, lasciatevi disilludere da questa perla d’oscurità e follia; mentre se ancora ricordate con nostalgia le atmosfere disturbate di Dreamweb o la totale ed opprimente solitudine del primo inimitabie Alone in the Dark, forse è giunto il tempo di calarvi nella pazzia ed oscurità di Amnesia, e vedere se la vostra esperienza serve ad evitare di sentire quel brivido a fior di pelle chiamato paura.

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