“Un oscuro mare spaziale, illuminato da un numero illlimitato di stelle”

ottobre 29, 2009

Chi ha riconosciuto la citazione già saprà di cosa andrò a parlare; tutti gli altri sono pregati di salire in carrozza, il treno in direzione andromeda via pleiadi sta per partire.

Galaxy Express 999 è probabilmente il più bel manga scitto da Leiji Matsumoto e rispecchia pienamente il suo stile che rievoca un gusto tipicamente romanticistico portandolo in un ambientazione spaziale; in quest’opera il tema portante è il viaggio, tanto fisico quanto spirituale, del protagonista nonché la sua maturazione, il suo arricchimento; tant’è che il viaggio assume esso stesso le connotazioni di un personaggio e si pone come elemento trascendente. Non quindi un viaggio per arrivare, nonostante l’obiettivo fisico sia presente, quanto un viaggio per partire, trasformando le mete in trampolini di lancio verso le stelle.

Invito tutti coloro che non l’abbiano letto a reperirlo alla prossima fermata che sarà Marte e durerà 24 ore 37 minuti e 25 secondi..


“The bird of Hermes is my name …

luglio 8, 2009

.. eating my wings to make me tame.”

Mi sembrava giusto iniziare questa recensione con questa citazione, che a sua volta nel contesto analizzato è una citazione, l’iscrizione posta sulla bara di Alucard, protagonista del manga Hellsing di Kotha Hirano, giunto da poco a conclusione.

La trama si snoda attorno all’Ordine dei Cavalieri protestanti di sua Maestà, che prende il nome dalla famiglia che la guida, Hellsing per l’appunto, la quale discende dal professor Van Helsing, cui Bram Stoker ci riporta le gesta; il compito di tale organizzazione è l’eliminazione dei Freak, mostri sovrannaturali, eliminazione che è affidata all’ “uomo” di punta di Hellsing, Alucard.

Alucard, personaggio principale della storia, è un personaggio enigmatico, affascinante e complesso; egli è fondamentalmente un vampiro legato alla volontà del suo master, Integra, capo dell’organizzazione; come sia giunto a ciò verra svelato in seguito; egli sembra anelare la sua distruzione, ad opera degli esseri umani, mentre rifiuta di essere sconfitto da chiunque.

Il disegno è ottimo, ben definito e della cupezza necessaria alla storia raccontata; storia che Hirano riempie di citazioni, basti vedere il nome del fucile di Seras: Harkonnen, oppure i nomi di alcuni capitoli, tra cui cito Final Fantasy e Warcraft; tuttavia ciò non va a fiaccare la trama, ma la rinvigorisce con siparietti comici, posti strategicamente lungo la storia.

Consiglierei a tutti gli appasionati di manga a sfondo horror di leggerlo.


“Chi lo sa che faccia ha, chissà chi è, tutti sanno che si chiama …”

giugno 26, 2009

Lupin… Ebbene si, tratterò proprio dell’unico, autentico, originale fumetto di Monkey Punch, in cui si nota la totale follia di questo maestro del manga, e in cui Lupin non è esattamente come lo conosciamo, stemperato e alleggerito da Miazaki (spero di averlo scritto giusto), che mal sopportava gli eccessi e i picchi negativi del personaggio originale.

Egli infatti è spietato, non esita a uccidere, tuttavia mantiene quel suo io, romantico e demenziale che noi tutti amiamo .. in somma una fusione tra il Diabolik delle sorelle Giussani, l’antico Casanova, e .. una scimmia. Per tredici volumi egli ci accompagna e in tredici volumi mai una storia che sia coerente con la precedente, e a volte nemmeno con la storia stessa, al punto che il protagonista stesso esprime intenzioni di vendetta verso il disegnatore.

Consigliato agli appasionati del ladro dalla giacca rossa, e a pochi altri, a causa della struttura narrativa inesistente, che lo rende apprezzabile solo agli esperti (non di fumetti, ma di Lupin).


Pipistrelli sul viale del tramonto

giugno 18, 2009

Ovvero anche i supereroi vanno in pensione .. e anche loro si annoiano!

Quella che mi appresto a recensire è una delle più conosciute storie del fumetto, nonché una delle più famose storie di Batman, sto ovviamente parlando de “Il Ritorno del Cavaliere Oscuro” di Frank Miller, una delle opere simbolo della Silver Age del fumetto occidentale, e della distruzione del mito supereroistico che essa ha portato.

A questo proposito il Bruce Wayne che ci troviamo innanzi, più che impressionarci con la sua “vecchiaia” o la sua “inadeguatezza” colpisce maggiormente per la sua schizzofrenia, che cresce in un rapido climax fino al “duello” finale, passando per vari stadi, simboleggiati dai suoi passati nemici, o meglio dai più famosi tra questi: Harvey “Due Facce” Dent, che rappresenta il lato di Batman che non riesce a rassegnarsi alla sua idea di normalità, come un appasionato di sport estremi difficilmente riesce a rinunciare alla sua passione così Wayne e Dent non riescono a rinunciare alla loro personalità oscura; e Joker mostrato catatonico all’inizio della storia e che si risveglia in concomitanza con il ritorno del suo rivale, quasi non possa esistere senza di lui; dualismo questo affrontato e meglio approfondito anche nella storia “The Killing Joke” di Alan Moore.

Lo stile grafico è di buona fattura, e la storia è interessante, al più che di essa si farà bandiera, assieme al ben più profondo e interessante Watchmen del già citato Moore, il “movimento revisionista”, che rigenererà gli eroi, dotandoli anche di un lato più oscuro; e inevitabilmente trasformando l’innovazione di questi due volumi, in bieca consuetudine.

http://www.anobii.com/books/Batman/9788467448719/013a0940de3ec7caec/


Death Note: Dopo il numero 7 perde la sua ragion d’etre

giugno 17, 2009

Complessivamente è una serie mediocre in quanto dopo un ottima partenza e una trama ben strutturata e congegnata, esso scade nell banale e nell’assurdo dopo gli eventi del numero 7; si perde la sfida, si perde l’emozione, si perde il dualismo, per ottenere un “triello” finale che tuttavia non lascia alcuna emozione.

E’ difficile esprimersi senza spoiler-are tuttavia ci proverò: la trama, che tratta la storia del quaderno della morte e delle persone coinvolte, parte decisamente bene, con il duello tra Kira, l’utilizzatore del quaderno, e Elle, investigatore che cerca di catturarlo; duello che attraversa varie fasi per raggiungere tramite un rapido climax il culmine della tensione e del pathos nel settimo volume; tuttavia la conclusione dello stesso volume è, scusate il gioco di parole, sconclusionata. Infatti qui vengono introdotti nuovi personaggi, e un organizzazione, al livello di un intrigo internazionale, che pare messa li solo per “allungare il brodo” per ben 5 volumi.

Un occasione sprecata.


In the Joker’s mind and back again

giugno 17, 2009

“The Killing Jok”e è una delle migliori storie su Batman, se non la migliore; essa più che sull’uomo pipistrello è incentrata sul Joker e su un dualismo tra i due personaggi, ponendoli come due facce della stessa medaglia; da notare anche i colori sgargianti che contribuiscono a aumentare l’atmosfera di follia già presente nell’opera; colori che nell’ultima riedizione sono stati mitigati e uniformati con i tratti cupi tipici della serie a fumetti cui il volume appartiene, andando dunque a perdere molta della sua carica psichedelica in favore di un atmosfera più dark e più “rassicurante” per gli afficionados.

Da leggere senz’ombra di dubbio, sopratutto per chi ha apprezzato il film “il Cavaliere Oscuro” in cui questo volume è uno dei due dati come “materia di studio” al compianto Heath Ledger, e che hanno contribuito a quella che è un interpretazione magistrale dello psicopatico più famoso della storia del fumetto.


Who watches the Watchmen

giugno 17, 2009

Una graphic novel epica e distopica sul mondo patinato dei supereroi; quest’opera trae origine nel periodo di “rinnovamento” delle classiche figure degli eroi, periodo che ha dato i natali anche al capolavoro Milleriano denominato “Il Ritorno del Cavaliere Oscuro”, e con esso vi sono similitudini, seppure Moore è ben più radicale nella sua visione di un mondo in cui gli “eroi”, sono spariti, in cui gli eroi sono stati banditi; in questo tramonto dell’eroismo e dell’umanità poche sono le figure di spicco: il Comico, vero e proprio protagonista di quest’opera, seppur formamlmente la stessa è una cosiddetta opera corale; il Dottor Manhattan, il superuomo, colui che si è allontanato talmente dall’esistenza umana da perdere qualsiasi interesse per l’umanità stessa; Ozymandias, il genio, l’americanissimo self made man, colui che vede oltre il suo tempo; e infine l’indimenticabile Rorschach, pazzo, squlibrato, e tuttavia lucido, incapace di accettare il prepensionamento forzato dal Decreto Keene, così come incapace di accettare dei compromessi; si potrebbe vedere come il parallelo di Wayne nell’opera di Miller precedentemente citata, egli è inoltre il narratore principale, infatti si potrebbe quasi pensare che l’intera novel sia in realtà il diario di Rorschach.
Sicuramente quest’opera merita di essere letta, anche a fronte dei recenti provvedimenti che stanno portando il mondo, a rinunciare la libertà per la sicurezza, sarebbe un bene dunque che ci si facesse la domanda che da alla graphic novel il suo nome: Sed quis custodiet ipsos custodes? (Ma chi controllerà i controllori?).